L’internet delle Cose c’è, occorre pensare a come proteggerlo

25/09/15

Come ormai scrive da diverso tempo una rivista che leggo, Wired, l’Internet delle cose c’è.

C’è un semplice tasto, appeso al frigo, per ordinare e farsi arrivare a casa la propria pizza preferita. Ci sono le calze, le racchette da tennis e persino una valigia connessacapace di comunicare la sua geolocalizzazione, se smarrita, e di bloccarsi da remoto.

Sono solo alcuni fra gli esempi che dimostrano come l’universo degli oggetti connessi sia uno dei temi più caldi del 2015. Nonostante il tema ancora aperto della sicurezza, l’Internet delle Cose è ormai pronto a diventare uno degli elementi chiave della connettività del futuro: il numero di oggetti connessi (esclusi PC, smartphone e tablet) passeranno dai 4,9 miliardi del 2015 a 25 miliardi nel 2020, mentre IDC stima che l’intero mercato di soluzioni legate all’IoT crescerà a 7.100 miliardi di dollari nel 2020 (nel 2013 valeva “appena” 1900 miliardi).

Questo implica anche un cambiamento della gestione della Rete. I componenti della GSMA infatti sono convinti che l’impatto dell’IoT sulle compagnie di telecomunicazioni sia simile a quello che anni fa era stato l’arrivo e la diffusione capillare degli smartphone. In quel caso, operatori e produttori di telefoni hanno iniziato a collaborare assieme per creare nuovi standard di comunicazione (3G e 4G) capaci di gestire al meglio un traffico dati in continua crescita. Ora sta succedendo la stessa cosa con l’IoT. Per questo la GSMA da un po’ di tempo si è messa a lavoro per gettare le basi di quella che viene chiamata l’Embedded SIM Specification. L’obiettivo è liberare gli oggetti da SIM pre-installate e legate a singoli operatori telefonici ma permettere – da remoto – la connettività a una specifica Rete anche nel caso ci si sposti da un Paese all’altro.

 

Anche se ad avere spinto l’esplosione dell’Intenet delle Cose sono stati soprattutto gli smartphone e la comunicazione in mobilità, la rete mobile è solo una delle diverse piattaforme radio che oggi – e domani – assicureranno il successo dell’IoT. Certo, serviranno reti mobili più performanti, come dimostranoi big già a lavoro per il 5G del 2020, ma non si potrà più lasciare inesplorato nessun campo. La comunicazione M2M dovrà usare la rete mobile all’estero, il Wi-Fi dove c’è copertura e il wireless di casa appena possibile. Un’idea di per sé scontata, ma quello che dovrà esser potenziato è il passaggio indolore e immediato – senza continui switch-on e switch-off – da una rete all’altra.

Per questo motivo, Assurant Solutions ha dato il via a Connected Living, un nuovo modo per aiutare i consumatori sempre più connessi a livello tecnologico a minimizzarne il disagio in caso di un qualsiasi imprevisto, proteggendo le cose cui tengono di più.

Mentre i confini tra dispositivi mobili, elettrodomestici, elettronica di consumo e altri apparati tra loro collegati si confondono, Assurant Solutions sta integrando le divisioni Mobile Services e Extended Protection Services per la realizzazione di programmi di protezione completi per il consumatore “connesso”.

Assurant Solutions sta lavorando attraverso applicazioni, servizi e prodotti assicurativi per semplificare il modo in cui i consumatori acquistano un programmi di protezione a supporto dei loro dispositivi (smart device e smart appliance) e le loro smart home. Tutto questo porterà a un significativo vantaggio competitivo per gli operatori di telefonia mobile, i produttori di beni di consumo durevole, i retailer, le istituzioni finanziarie e gli altri operatori, aiutandoli ad avere un maggiore successo in un mercato sempre più connesso.

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